Il governo britannico punta a ottenere un ruolo nel piano “Made in Europe”, con cui l’Unione europea intende privilegiare i prodotti fabbricati sul continente e ridurre la dipendenza dai componenti cinesi. Per il Regno Unito la questione riguarda soprattutto il settore automobilistico, dato che le aziende britanniche forniscono parti alle filiere europee e vendono una quota rilevante della loro produzione nei Paesi europei e un’esclusione dal programma rischierebbe di penalizzarle.

A esporre la linea di Londra è stato il primo ministro Andy Burnham, che in questi giorni si trova a New York per la sua prima Assemblea generale delle Nazioni Unite. Parlando con i giornalisti durante il viaggio verso la metropoli statunitense, come riferisce Reuters, Burnham ha spiegato di voler presentare il Regno Unito come un “partner di fiducia” dell’Ue e ha detto di ritenere che esista un consenso favorevole all’accesso britannico al piano. Nella città americana è previsto un suo incontro con la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.

La posizione di Burnham

Secondo il premier, Regno Unito e Unione europea non dovrebbero trovarsi su fronti opposti. “Il contenzioso dell’Europa non è con noi”, ha affermato, ricordando che entrambi subiscono le stesse pressioni degli altri Paesi, a partire dal settore siderurgico. Londra teme che il piano possa interrompere catene di approvvigionamento consolidate e introdurre barriere commerciali superflue con alcuni Stati membri, e Burnham ha chiesto di evitare “danni collaterali”.

“Non siamo i vostri nemici”, ha aggiunto, proponendo un modello di collaborazione basato sulla fiducia e sugli interessi condivisi. Sul tavolo pesa il precedente del fondo europeo per la difesa Safe, dal quale il Regno Unito è rimasto fuori dopo la rottura dei negoziati nel novembre 2025. Il governo britannico vuole evitare che lo stesso esito si ripeta.

La risposta francese

Da Parigi è arrivata un’apertura condizionata. Sébastien Martin, ministro delegato all’Industria, ha riconosciuto che l’Ue può valutare una cooperazione economica rafforzata con alcuni partner. Ha però precisato che chi ha lasciato l’Unione non può pretendere “esattamente gli stessi diritti” degli Stati membri.

Martin, intervenuto a margine di una conferenza sul “Made in Europe”, ha comunque aggiunto che resta possibile “un dialogo intelligente” con Londra, considerata l’integrazione tra le catene del valore britanniche e quelle continentali.

Il confronto sul piano industriale europeo si aggiunge alle tensioni che accompagnano i rapporti tra Londra e Bruxelles dal referendum sulla Brexit del 2016. Burnham ha dichiarato di voler rafforzare le relazioni con l’Ue, proseguendo il percorso di riavvicinamento avviato dal predecessore Keir Starmer. Il vertice bilaterale che era in programma è slittato a luglio, in coincidenza con il cambio alla guida del governo britannico. Londra conta di riuscire a organizzarlo entro la fine dell’anno.

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